Valenza, 24 dicembre 2025

Per voi potrebbe essere una grande e brutta sorpresa, ma io lo ammetto comunque: fino a pochi mesi prima del mio viaggio, non sapevo nemmeno della esistenza della città di Valenza. Certo, avevo visto in giro qualche negozio della nota azienda di gioielli, ma non avevo mai pensato che il suo nome si riferisse a un centro abitato concreto. Non so proprio spiegare questo strano fenomeno del mio cervello anomalo… Però alla fine ho recuperato tutto: ho scoperto che è una città, che si trova in provincia di Alessandria (in Piemonte) e che può essere facilmente raggiunta da Milano. Ovviamente, ho deciso di andare a vedere Valenza con i propri occhi quanto prima, di farlo per consolidare il proprio progresso culturale…
Preparandomi alla esplorazione di Valenza, da più parti ho letto che essa viene soprannominata «capitale mondiale / europea dell’oreficeria e della gioielleria» a causa di una grande concentrazione delle aziende del settore sul territorio comunale. Addirittura, la città contribuisce – pur essendo di soli 18 mila abitanti – a 1/3 di tutta l’esportazione commerciale della provincia di Alessandria (per un valore di circa 1,3 miliardi di euro). Considerati i dati economici e la specializzazione della economia, mi aspettavo di vedere una città bella, lussuosa e letteralmente brillante. Ma la prima cosa che ho visto dopo essere uscito dalla stazione ferroviaria è stata questa:

Certo, la prima impressione poteva essere stata aggravata dalla nuvolosità, ma quell’edificio nello stato iniziale di rovina non è proprio una manifestazione di ricchezza (e l’insegna suggerisce che l’ultima attività presente è stato un ristorante cinese). Il percorso pedonale dalla stazione alla città – poche centinaia di metri – non è una rappresentazione di ricchezza nemmeno esso. Non è larghissimo ed è realizzato in lastre di calcestruzzo non si sa quanti decenni fa, è recintato solo in un brevissimo tratto quando passa sopra una strada statale, ma almeno c’è.

In pochissimi minuti si arriva dunque alla periferia della città, la quale ci da il benvenuto con un edificio che potrebbe essere un cantiere abbandonato o, con la stessa probabilità, un mostro in fase di demolizione. L’immagine, in ogni caso, è un po’ angosciante.

Ma io non mi faccio spaventare e procedo: al massimo, se vedo che la città è abitata dagli zombie, provo a mascherarmi con una nuvola di fumo e scappare… Ah, no: non è proprio una città fantasma perché inizia la periferia vera, quella con gli edifici moderni ma un po’ noiosi e, allo stesso tempo, visibilmente abitati dagli umani.

Iniziano a comparire i primi edifici storici. Qualcuno di essi, una volta moderatamente bello, è in uno evidente stato di abbandono ma forse ancora recuperabile.

L’altalena va ancora una volta dalla parte opposta: si vede una bella casa di ringhiera d’epoca, esteticamente in condizioni quasi perfette.

C’è pure un vecchio «casermone», ma costruito in stile liberty e mantenuto in condizioni quasi ottime (a eccezione delle finestre del primo piano che sono state sostituite con quella merda bianca assolutamente in disarmonia con il palazzo storico).

Alcuni altri palazzi storici sono in condizioni quasi perfette, io ne sono molto contento.

L’architettura storica viene spesso affiancata bene da quella moderna (quest’ultima forse non eccezionale, ma nemmeno tanto brutta come ci si poteva aspettare al momento dell’ingresso in città).

Allo stesso tempo, ho incontrato alcuni grandi palazzi d’epoca che al livello cittadino hanno sicuramente avuto una notevole importanza, mentre ora si trovano in uno stato avanzato di decadenza. Vicino ai loro ingressi non ci sono nemmeno quei cartelli con il nome, il periodo di costruzione e il cognome dell’architetto che sono abituato a vedere a Milano e nelle altre grandi città. Ma, nonostante il loro status anonimo e la collocazione in una città molto piccola, mi è dispiaciuto tanto vederli in quelle condizioni.

Tra i palazzi più grandi e antichi di Valenza fisicamente si salvano in pochi.

Ho visto anche alcuni palazzi storici medi che sono stati abbandonati a metà della ristrutturazione: ne sono stati rifatti il tetto e, eventualmente, i soffitti, dopodiché il cantiere è stato annullato. Ecco l’esempio più evidente dove si vedono chiaramente le parti già sistemate e quelle non toccate, l’assenza dei ponteggi e dei tipici cartelli gialli.

La parte del centro storico di Valenza mantenuta meglio è la piazza 31 martiri, quella che posso definire centrale. Mi ero accorto di essere ormai poco abituato a vedere i parcheggi in mezzo alle piazze del genere, ma nella vita reale alle persone servono le macchine e gli spazi per tenerle: se l’amministrazione cittadina non è in grado di organizzare gli spazi alternativi, noi contempliamo l’architettura almeno in questo modo.

Proprio su questa piazza si affaccia il duomo locale: la chiesa di Santa Maria Maggiore del XVII secolo. La facciata barocca non ha molto di particolare.

Gli interni, con gli affreschi della seconda metà del XIX secolo e alcuni dipinti del XVII secolo, sono decisamente meglio.

Mi è sempre piaciuto il fatto che nelle chiese cattoliche si usi mettere le panche per i credenti: almeno in questo senso la Chiesa si dimostra umana. Ma nel duomo di Valenza, però, sono saliti a un livello superiore e hanno aggiunto pure le stufe a gas. Oppure si usa anche dalle altre parti? Io non lo so perché i miei viaggi turistici sono più frequenti in periodi dell’anno diversi dall’inverno e, dunque, potevo non essermene accorto.

Ma pure io potevo prevedere facilmente di trovare, alla fine di dicembre, un presepe all’interno di questa (e non solo questa) chiesa. Non era malissimo:

In più, era pure un presepe animato… No, in questo contesto la parola animato potrebbe essere considerata una bestemmia. Io, da apateista, non me ne dovrei preoccupare, ma per sicurezza propongo una espressione alternativa: era un presepe motorizzato.

Ma usciamo, finalmente, dal duomo per cercare le altre eventuali bellezze della città. Di fronte alla chiesa appena studiata si trova, tra le altre cose, il tempio del vero sapere: la biblioteca. Vicino al suo ingresso viene ancora esposto il cartello della «Valenza jewelry week» di metà maggio (mentre la mia visita in città è avvenuta il 24 dicembre). Questo ci fa capire quanto sia ricca di eventi la vita di Valenza. Sempre sulla stessa piazza, a pochi metri dal luogo del cartello, si trova pure l’ingresso della misteriosa società «Ora & Oro S.r.l.». La sua porta è ricoperta di muffa e ragnatele non dorate: una scena un po’ strana poco prima di Natale e, in più, in una città definita «capitale della gioielleria».

È l’architettura storica a salvare l’immagine della città agli occhi dei turisti. Sempre su uno dei lati della stessa piazza vediamo i bei portici con la pavimentazione che potrebbe essere invidiata dalle altre città.

Ma spostiamoci in qualche altra zona del centro… Andiamo a vedere, per esempio, l’oratorio di San Bartolomeo: costruito nel 1584 (il sito del Comune sostiene che sia l’edificio più antico di quella che era Valenza medioevale) per essere collegato al vicino monastero femminile benedettino, trasformato in un magazzino in epoca napoleonica, riconsacrato nel 1835 e restaurato per l’ultima volta all’inizio del XXI secolo. Non posso dirvi come sia dentro (era chiuso), ma pure voi potete vedere che gli esterni non sono in condizioni particolarmente buone.

In realtà, a Valenza di chiese ce ne sono tante (come in quasi tutte le città italiane) e questo fenomeno fa aumentare la probabilità di vederne qualcuna relativamente interessante. Ma, a causa delle vie strette, (anche questa è una condizione frequente in Italia), le facciate sono spesso difficili da inquadrare bene.

Vale anche per la chiesa della Santissima Annunziata – ricostruita nel 1699 – con la sua bella facciata in stile barocco piemontese.

Al suo ingresso, appena dopo il portone, è appeso un simpatico e onesto appello del priore. Riuscite a leggerlo? Io, intanto, ero stato tentato di aggiungere pure la mia firma.

All’interno questa chiesa è molto piccola, con la pianta a croce greca con quattro bracci uguali, abbastanza semplice e bella allo stesso tempo.

Il riscaldamento è realizzato in un modo molto più professionale (e «più» permanente) rispetto a quello del duomo.

Il presepe natalizio è nascosto in un angolo, è piccolo e creato con delle figure molto piccole, ma è abbastanza bello.

L’ultima chiesa di Valenza nella quale sono riuscito a entrare è quella dedicata a San Bernardino. Per una chiesa del XVI secolo la facciata è noiosissima.

E gli interni corrispondono… Secondo la mia opinione da dilettante, il minimalismo sta meglio con altri stili architettonici.

Ma passiamo, finalmente, ad altre cose da vedere a Valenza. Per esempio, possiamo constatare che il teatro sociale locale si trova in buone condizioni (oltre a trovarsi in un bel contesto urbano), dunque viene utilizzato regolarmente. Questa è indubbiamente una cosa molto positiva. Poi bisogna vedere la qualità di ciò che viene rappresentato…

Il busto davanti al teatro è quello di Garibaldi: nulla di originale e/o interessante.

Molto più interessanti sono gli alberi di Natale posizionati sulla stessa piazza: è stata probabilmente la prima volta che in Italia li ho visti affiancati non da Babbo Natale e/o le renne, ma da una famiglia di orsi bianchi. Bello!

Tra le installazioni pubbliche permanenti va evidenziato questo monumento a tre macchinari la cui funzione industriale non mi è del tutto chiara. Per logica, dovrebbero provenire dall’ambito di lavorazione di metalli o pietre preziosi. Ma due su tre sembrano simili a quelli che si usano nella industria tessile.

Mentre ci pensavo, continuavo a esplorare le vie del centro. Alcune di quelle vie sono abbastanza belle, anche se sembrano essere tipiche di una piccola città provinciale.

Spesso, anche in pieno centro, spuntano delle belle e visibilmente mantenute bene case private.

Altrettanto spesso, però, spuntano gli edifici strani e non sempre tenuti bene, ma potenzialmente interessanti (che dovrebbero, secondo me, essere recuperati).

Spesso conviene essere attenti anche ai piccoli dettagli.

Quei dettagli possono essere anche moderni e non architettonici. Ecco, per esempio, un cartello che da lontano potrebbe sembrare un semplice avviso sulle norme di sicurezza da rispettare in un cantiere. Mentre in realtà è un cartello storico sulle norme di sicurezza anti-covid: in appena quattro anni è diventato l’eco delle nostre preoccupazioni una volta grandi ma ora dimenticate. Ho quasi avuto un po’ di nostalgia.

Un cartello sempre attuale (purtroppo!) è quello esposto sulla sede locale della Associazione per la difesa dei diritti degli animali (A.D.D.A., una associazione nazionale con la sede legale a Latina). Propongo di non rispettare il copyright e di diffondere il messaggio in tutto il mondo.

Bene, abbiamo già visto un sacco di cose a Valenza, praticamente tutte le cose rilevanti, ma i riferimenti alla gioielleria dove sono? Ne abbiamo visti pochissimi! Pure i negozi di gioielli sembrano essere meno diffusi che in altre città italiane. Questo mi ha sorpreso tanto.

Però sono riuscito a trovare almeno un segno di smisurata ricchezza che ci si poteva aspettare da una città di gioiellieri: le porte di alcuni negozi sono decorate come se fossero dei regali di Natale. La possibilità di regalare a qualcuno/a un negozio è, secondo la mia logica, un indicatore di grande ricchezza.

Bene, ora posso dire che a Valenza abbiamo visto veramente tutto. Torniamo alla stazione ferroviaria perché fa freddo, piove e c’è un vento sempre più forte.

L’unico dettaglio della piccola (5 binari) stazione di Valenza che posso definire bello è il bagno gratuito, pulito e non chiuso a chiave. Chi non viaggia spesso in treno non sa quanto sono rare le stazioni ferroviarie italiane dove il bagno rispetta almeno due delle tre caratteristiche elencate (io ne sono semplicemente infastidito, mentre tutti i non italiani che ho accompagnato in giro per l’Italia hanno pure dato dei pazzi agli italiani responsabili di questa situazione). In ogni caso, posso dire che la presunta ricchezza di Valenza ha permesso di risolvere almeno uno dei grandi problemi!

In attesa del treno per Milano ho letto un po’ di annunci cartacei esposti all’interno della stazione di Valenza. I più freschi sono della fine del 2020 e spiegano come farsi rimborsare gli abbonamenti non sfruttati a causa del lockdown! La biglietteria con il vetro rotto sembra essere chiusa da anni.

Arrivederci, Valenza! O, forse, addio. O senza il forse.

Non posso certamente dire che Valenza sia un gioiello, ma qualcosa di interessante ha. Almeno ora lo so.